Educare alla gentilezza è ancora un atto rivoluzionario?
- Davide Perego | Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche
- 19 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Viviamo in un tempo in cui alzare la voce sembra più efficace che ascoltare.
In cui rispondere con rabbia viene spesso scambiato per forza.
In cui la gentilezza, a volte, viene vista come ingenuità.
E allora la domanda sorge spontanea: educare alla gentilezza è ancora un atto rivoluzionario?
La risposta, per gattostizzito, è sì. Oggi più che mai.
C’è un grande equivoco intorno alla gentilezza.
La si confonde con debolezza, con il non prendere posizione, con il subire. Ma la gentilezza non è questo.
Essere gentili significa scegliere consapevolmente di non ferire.
Significa riconoscere le proprie emozioni, anche quelle scomode, e decidere di non trasformarle in violenza verso gli altri o verso sé stessi.
Educare alla gentilezza vuol dire insegnare ai bambini che possono essere arrabbiati senza essere aggressivi, forti senza essere duri, sicuri senza schiacciare nessuno.
Ci troviamo in un mondo che tende a far vincere lo scontro: il linguaggio si è fatto più tagliente, le relazioni più veloci, l’ascolto sempre più raro. Anche i bambini e i ragazzi crescono immersi in questo clima, spesso senza strumenti per decifrarlo.
Quando manca l’educazione emotiva, la frustrazione diventa rabbia, per questo educare alla gentilezza non è una scelta “buona”, ma una scelta necessaria.
La gentilezza si impara (e si insegna).Si apprende osservando, sperimentando, sentendosi accolti.
Un bambino impara la gentilezza quando:
- viene ascoltato davvero,
- vede adulti che gestiscono i conflitti senza urlare,
- capisce che le emozioni non sono nemiche, ma messaggeri.
gattostizzito lavora proprio qui: nel quotidiano, nei piccoli gesti, nel linguaggio semplice che arriva anche quando le parole grandi non funzionano.
Educare alla gentilezza è un atto rivoluzionario perché richiede tempo, pazienza, coerenza.
Chiede agli adulti di mettersi in discussione prima ancora di educare.
È rivoluzionario perché non promette risultati immediati, ma costruisce basi solide; non cercando vincitori, ma relazioni sane.
Perché non alimenta la paura, ma la trasforma in fiducia.
gattostizzito non smette di crederci e da anni continua a educare le nuove generazioni alla nonviolenza e alla gentilezza, parlando di emozioni, rispetto e cura. Lo fa perché crede che un mondo più gentile non sia un’utopia, ma una responsabilità condivisa.
Ogni parola gentile insegnata a un bambino così come ogni adulto che sceglie di ascoltare invece di giudicare, sono una rivoluzione silenziosa.
Allora sì, educare alla gentilezza è ancora un atto rivoluzionario.
Ed è una rivoluzione che vale la pena continuare, ogni giorno.
Davide Perego
Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche



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