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  • Davide Perego | Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche

La socializzazione primaria (nella “Giornata internazionale della famiglia”)

L’origine della famiglia risale all’origine dell’umanità, in quanto nasce come processo fisiologico insito nell’evoluzione specie-specifica, ma la giornata a lei dedicata è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1993, a seguito della risoluzione A/RES/47/237 che ogni 15 maggio celebra l’istituzione (dal latino) familia nella speranza di donare maggiore consapevolezza in merito ai processi socioculturali ed economici che coinvolgono le famiglie nel mondo.


La FAMIGLIA in psicologia, è anche definita “agenzia di socializzazione primaria” in quanto è il nucleo in cui si stabiliscono i legami affettivi ed emotivi, attraverso cui la società si riproduce culturalmente e biologicamente.


L’altro importante (i care-giver, che di norma sono i genitori) educa il bambino tramite comportamenti che verranno adottati dallo stesso, insieme al linguaggio e alla scala di valori e norme, tramite il processo di identificazione.


Lo sviluppo delle relazioni sociali avviene sin dalla prima infanzia, nello specifico, dalla nascita i neonati usano comportamenti di segnalazione o di orientamento per stabilire contatti col mondo esterno (per esempio piangere o vocalizzare) mostrando il primo passo verso il mondo dei rapporti interpersonali.


La socializzazione nella Prima infanzia (0 - 24 mesi)

La socializzazione inizia dal periodo dell’allattamento in cui si nota il rapporto duale con la madre, da sempre ritenuta base dei successivi sviluppi sociali, cognitivi, emotivi e affettivi, in quanto è proprio attraverso il legame con la figura materna che introiettiamo la matrice per i futuri rapporti sociali.

È dalla relazione circolare madre – bambino che si ha la soddisfazione di bisogni complessi e reciproci in quanto nei primi mesi il il neonato presenta un sé frammentato che diverrà stabile e integro nella relazione col genitore.

Secondo Winnicott che ci accompagnerà alla scoperta di questo straordinario rapporto, la figura materna (o altro importante) per essere perfetta nel suo ruolo prende il nome di MADRE SUFFICIENTEMENTE BUONA che intrinseca le capacità di accudire il bambino misurando il suo livello di frustrazione.

Nello specifico:

- decodifica i segnali del bambino rispondendo prontamente alle sue richieste

- frustra quando necessario il bambino facendolo attendere nonostante la ricezione del segnale

La madre sufficientemente buona è quindi tempestiva nell’accudimento e in grado di anticipare empaticamente i bisogni del bambino.

L’8° mese prevede l’angoscia dell’estraneo. La madre è il focus biologico, affettivo ed emotivo da cui si sviluppa, in un rapporto sano, il senso di fiducia verso il mondo.

Dal 12° mese vi è un allargamento dei rapporti sociali che iniziano a includere parenti e coetanei, mentre dai 18 ai 24 mesi vige nell’infante una fase di egocentrismo assoluto in cui si riscontrano i primi conflitti con i propri coetanei per il possesso di oggetti, iniziando così a riconoscere l’altro come differente da sé.


La socializzazione nella Seconda infanzia (2 – 6 anni)

Corrisponde all’età del gioco all’interno del nucleo familiare, che è per il bambino lo strumento principale attraverso cui lo stesso acquisisce abilità cognitive, affettive, emotive e sociali; nello specifico:

- prende coscienza del proprio corpo

- esplora il proprio spazio

- stabilisce il limite tra reale e immaginario

- esce dall’egocentrismo e coglie il punto di vista dell’altro attuando il meccanismo di DECENTRAMENTO DEL PROPRIO SE’

- assimila e conosce la realtà


Dal rapporto simbiotico con la madre, il bambino nella seconda infanzia acquisisce autonomia e inserisce il confronto con la figura paterna percepita da manuale come normativa e di competizione.

Il bambino scopre quindi di far parte di un sistema emozionale a 3 e non più di un sistema a 2, simbiotico, con la propria madre (o care – giver che funge da figura materna).

Il padre porta il bambino alla scoperta del mondo, guidandolo e istruendolo per poi insegnargli a scegliere autonomamente.

Il bambino inoltre dai 3 anni mostra comportamenti definiti presociali in cui inizia a osservare i propri pari mostrando diffidenza e attraversa la fase dei perché, in cui percepisce l’adulto come diverso da sé e gli pone quindi numerose domande aspettando risposte in grado di placare la curiosità del mondo legata a una sete di sapere.


Crescendo, il genitore rimane fulcro della socializzazione e della sana crescita del fanciullo, tramite due fondamentali meccanismi che ne regoleranno la vita futura:

la sublimazione degli affetti, che consiste nell’idealizzazione delle qualità del genitore (soprattutto dello stesso sesso) che porta il bambino a confondere il proprio care – giver con un supereroe in grado di fare ogni cosa.

Il secondo meccanismo è quello dell’identificazione attraverso il quale il fanciullo assume il genitore come modello. L’identificazione avviene in maniera ingenua e manipolabile e il bambino si ritroverà ad assumere comportamenti adulti in modo passivo attraverso l’imitazione delle azioni che vedrà compiere ogni giorno, mettendo le premesse a un comportamento industrioso e filosociale rispetto a un comportamento antisociale e deviante.


Come recitava William Edward Burghardt Du Bois, rimane fondamentale nell’educazione l’assunto che cito di seguito: “I bambini imparano più da come ti comporti che da cosa gli insegni.” gattostizzito si augura quindi di trovare sempre ogni famiglia pronta a lottare al suo fianco nella costruzione di una coscienza nonviolenta, con le parole di ogni suo componente e con i propri comportamenti, ricordando che la famiglia è e rimane “la prima cellula essenziale della società umana”


Davide Perego

Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche






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