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  • Davide Perego | Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche

Il gruppo dei pari come strumento di differenziazione dalle figure genitoriali

Il gruppo dei pari è da considerarsi il contesto di socializzazione orizzontale che consiste in un’aggregazione paritaria tra coetanei.

Secondo l’approccio fenomenologico di Husserl, l’individuo mediante la sua intenzionalità, crea la realtà sociale costruendo la propria personalità tramite l’interrelazione della propria esistenza con quella degli altri (intersoggettività trascendentale).


Il gruppo dei coetanei riveste il ruolo di sostituto fondamentale delle agenzie che attuano il processo di socializzazione presente a scuola e in famiglia, a causa dell’indebolimento degli enti socializzanti tradizionali. La socializzazione orizzontale permette al bambino di abbandonare progressivamente la dipendenza emotiva dai genitori e di sviluppare un’autonomia personale, avvicinandosi alle multiformi dinamiche della società.

Attraverso il gruppo dei propri pari, i fanciulli attuano la fondamentale scoperta di ruoli, regole e comportamenti differenti dai propri e lo stesso riveste 3 funzioni primarie esplicitate di seguito:

- attuazione dei processi di svincolo, che permettono al bambino di differenziarsi dalle figure genitoriali imparando un’individualità slegata dal rapporto diadico con la figura materna in prima infanzia e triadico con l’inserimento della figura paterna in seconda infanzia - il gruppo diviene luogo di condivisione e sostegno reciproco nella complessa fase adolescenziale in cui si cerca lo scontro con le figure genitoriali per l’affermazione del proprio sé - formazione dell’identità dell’individuo che si raggiunge all’interno del proprio gruppo di appartenenza sperimentando ruoli differenti dopo una fisiologica frattura del sentimento di continuità.

I gruppi dei pari si suddividono in due sottogruppi: I gruppi FORMALI, nascono per raggiungere obiettivi comuni e prestabiliti in cui si svolgono atti finalizzati (associazioni sportive e/o religiose) e vengono sempre guidati da adulti (o giovani adulti), che vigilano sul rispetto delle regole. I gruppi INFORMALI, si formano spontaneamente al di fuori delle istituzioni senza quindi la presenza e la guida di adulti; possiedono caratteristica di totale naturalezza nei contenuti e nel linguaggio.

Secondo la teoria dello SVILUPPO AFFETTIVO di Eriksonn, la fase adolescenziale porta con sé una caratteristica preoccupazione dell’essere accettati che nell’immediato sfocia in conformismo tra i membri del gruppo. L’adolescente vuole appartenere al proprio gruppo per far sì che sostenga la nuova immagine di sé, che risulta essere instabile a causa dei cambiamenti fisici e delle pulsioni sessuali e che porta il giovane a interrogarsi sulla propria identità senza il riferimento parentale che si aveva fino alla fanciullezza.

La crisi adolescenziale influisce sull’autostima che tendenzialmente in questa fase è più bassa, motivo per cui l’adolescente incorre usualmente in comportamenti antisociali, in atti di rivolta che possono sfociare in disturbi alimentari o uso di sostanze.


Il fine dell’adolescente è costruire un’immagine positiva di sé che permetta di ottenere conferme nel proprio gruppo di appartenenza, motivo per cui è fondamentale che lo schema di valori e norme dei giovani sia solido e sano; per questo gattostizzito si muove proprio là dove i giovani si aggregano per trasmettere loro l’importanza di costruire una società basata sulla nonviolenza e sull’attuazione di comportamenti pacifici nella risoluzione dei conflitti.


Il gruppo dei pari è e rimane quindi un punto di riferimento per l’adolescente in cerca di sostegno sociale e affettivo nell’acquisizione dell’indipendenza che oltre a fungere da sistema parallelo al gruppo familiare nella separazione dai propri cari, permette di attuare strategie imitative per la risoluzione dei problemi.


Sin dalla prima infanzia è importante guidare il bambino nella costruzione di un Sé solido e sociale che lo aiuti a far sì che durante la fase di scelta dei propri amici, utilizzi dei criteri basati sulla condivisione di idee, valori morali e comportamentali così che il proprio cerchio di appartenenza sia in grado di rassicurarlo oltre che di accompagnarlo, con l’accettazione da parte della famiglia, della fisiologica separazione che precede il riconoscimento dell’autonomia acquisita.


Davide Perego

Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche

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